martedì, 13 maggio 2008, ore 11:51

 Ciccio Pasticcio


Difetto: mi piace capire le cose.
Ho un senso di disagio se un argomento che m'interessa sfugge.
Chiaramente il mio limite è la scarsa genialità, unita ad una buone dose di pigrizia: si dice sia tipico delle menti illuminate esser pigri, ma io faccio parte delle eccezioni.
Però, nonostante "Transit" non sia certo un "Blog" di successo (uguale accessi, ovvio), mi piacerebbe avere un'opinione su quest'uomo.
Sarebbe molto bello, per me, che mi si dicesse perchè l'hanno (nota; giustamente mi si fa notare a "causa" di questa Legge Elettorale) mandato a diventare Senatore della Repubblica: io non mi ci raccapezzo ed ho bisogno d'aiuto.
Ho fatto solo delle ipotesi che vi sciorino così:
1) è uomo dalla spiccata moralità, cristallino, puro come l'acqua di una nota pubblicità (effetto diuresi compreso);
2) offre i migliori cannoli di Sicilia;
3) uno così rubicondo non può essere cattivo;
4) i Magistrati, Comunisti, non ne beccano uno che sia uno di quelli giusti;
5) fa gratis il padrino ai battesimi;
6) come racconta le barzellette Lui neanche Berlusconi;
7) è una tragica ominimia;
8) è un paladino della Giustizia, quella vera, non quella dello Stato;
9) se lo meritava perchè uno è innocente fino a che non è condannato, ma le condanne non contano;
10) meglio non fare domande, è più salutare.
Chissà se mi si schiarirà la nebbia nella testolina.

Lawrence Weiner, "As Far As The Eye Can See", 1988, Museum Of Contemporary Art (MOCA), Los Angeles, current exhbition.
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venerdì, 09 maggio 2008, ore 22:08

 Profondo nero

C'è un profondo vuoto, nero, nel cuore dell'Italia.
Non è il colore che associamo ad un'idea politica, ad un Partito o a una persona: è nero perchè annulla ogni altro colore, ma, sopratutto, ingoia la memoria, ingoia il futuro, arresta il tempo su una posizione di stallo.

Oggi ricorrono i trent'anni dalla morte di Aldo Moro: un'azione che non ha nessuna giustificazione, nè morale, nè storica.
All'incontro, nel pomeriggio, a cui ho partecipato l'età media era oltre i cinquant'anni: forse è un fatto di ricordi, o solo che è facile per la maggioranza, quest'incompiuta e non capibile massa, pensare ad altro.
Eppure, a sorvegliare questi Comunisti irriducibili (l'incontro era organizzato dalla CGIL), c'era anche lo Stato, attraverso un suo funzionario, di quelli della mano più nascosta; lo conoscono tutti, piccola città.

Questo è il buco, questa è la paura: parlare ancora di Moro, cercare comunque di comprendere il momento che stiamo vivendo attraverso quella tragedia, spaventa.
Il timore che striscino ancora i malumori di una lotta superiore in cattiveria, senza quartiere: ridicolo, assurdo, in un contesto come quello di questa riunione, pacata e rispettosa.

L'Italia è spaventata da se stessa, incapace di muoversi verso il futuro, rattrappita ed invecchiata, rancorosa e inutile: l'odio (questo è) delle fazioni ha ripreso il posto che comoda ai molti che soffiano affinchè ci si imbalsami su un'assurda partita di scacchi, dove le mosse sono già state fatte, tutte.
Lo sgomento attanaglia ed annebbia: mi sono sentito come "sporco" perchè ascoltavo, ancora una volta, il racconto della povertà della mia Patria, della sua vigliaccheria.
Chiedete, allora, ancora di crescere, a quelli che stanno a sentirvi: io non ascolto più la falsità.
Io adesso so, senza dubbio.

Foto di "Boogie".
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giovedì, 08 maggio 2008, ore 09:49

 Quando?

Io mi chiedo quando la misura sarà realmente colma, quando si passerà il segno una volta per tutte. Quando potremo girarci a guardare le nostre ferite ed esse non sanguineranno più. Quando non ci saranno assurde decisioni a farsi beffe, di dolore, rabbia e solitudine senza fine. Quando potremo guardarci negli occhi, senza essere costretti ad abbassarli, per guardare strade che non portano a nulla. Quando potremo dirci liberi, dirci al di là di menzogne, essere superiori a questo Inferno che ci siamo costruiti.
Quando potremo essere Cittadini che vivono la realtà di un quotidiano pacificato, dove l'impronta è quella del confronto, della parola, dell'essere civili.
Quando lasceremo da parte i soldi, una buona volta, e penseremo che non si può e non si deve dare un prezzo a ciò che un prezzo non può avere.
Quando ricorderemo i nomi di tutte quelle persone che hanno avuto il solo torto di essere lì, di essere vive.
Quando ci sarà in noi un cuore nuovo.
Quando?


A Peppino ed a tutti gli altri, che non dobbiamo mai dimenticare.

Rachel Harrison, "Untitled", 2001, Guggenheim Mueseum, New York.
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martedì, 06 maggio 2008, ore 06:39

 La mappa del Mondo


Non mi sembrava così ripida la strada: tra gli alberi è già buio.
Le tavole sul torrente sono più larghe, qualcuno le ha cambiate.
Il sentiero fa una curva ampia, l'acqua ha scavato in mezzo un piccolo rivolo: potrei salire dal passaggio più comodo, ma da qui vedrò prima il prato.
Cammino sull'erba bassa, seguendo il centro della spianata, verso la casa.
E' come la ricordavo: i balconi con le aste di legno fino al soffitto, le grandi finestre e la scala di pietra. Il tetto spiovente e alto, il grande spiazzo di sassi.
Non mi sembra invecchiata: immobile nella sua bellezza, muta, quasi come sempre durante l'anno.

Lo spazio, dietro, mi appariva più grande. Scende verso il declivio, e la nebbia avanza prima della sera.
Non potevo non tornare, dovevo esserci, ancora.

Qui abbiamo ridisegnato la mappa del nostro Mondo.
Abbiamo spostato confini, superato ostacoli, trovato nuove vie e capito ciò che ancora ci divideva.
Qui abbiamo scoperto come tutto si possa guardare insieme e le mani hanno descritto la nostra nuova vita. Senza tempo, senza chiedere al futuro.
Ed è bastata una notte.

A Nord, la parete della montagna è in ombra ed il vento porta il rumore di un temporale lontano.
Le nuvole corrono verso il bosco.
Ho freddo.


In effetti, mi rendo conto solo ora che questo "post" può fuorviare, ma lo dedico a mia moglie. L'unica persona di cui mi fido ciecamente, da cui imparo molto e che non so ricambiare mai come meriterebbe. Non so come faccia a sopportarmi, visto anche il mio carattere a dir poco burbero, al limite dell'inqualificabile (a volte, eh?). Eppure non potrei concepire la mia vita senza di Lei e senza mia figlia, Anna. Credo di essere fortunato, loro meno. Gli debbo moltissimo, le amo moltissimo. Magari imparerò anche a dimostrarglielo, mai perdere la speranza.
(Il miele oggi è gratis: non pensate che duri).


Jasper Johns, "Two Maps I", 1966. Museum Of Modern Art (MOMA), New York.
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venerdì, 02 maggio 2008, ore 20:04

 A New Fragrance


Un pò per celia, un pò per vedere se l'impressione di servilismo è ancora forte, ascolto "Zapping" su "Radio Uno".
La Salomon (a me vengono in mente gli sci, c'è niente da fare), imprenditrice, Nord-Est cupo, rispondendo alle sollecitazioni d'un ascoltatore, afferma: "...è salita al potere una Destra che ha saputo fare un percorso di rinnovamento ed i Comunisti sono fuori dal Parlamento, cosa che mi fa molto piacere". In soldoni, quelli che lei maneggia, i Fascisti hanno la capacità di re-inventarsi, togliendosi di dosso la puzza del passato, ma i Comunisti stanno bene dove sono, e l'odore se lo tengono. Paradigma di come stanno andando le cose, la Signora. Si sdoganano gli amici, ma gli "altri", i nemici, quelli sono e quelli restano. Chi ha avuto l'illuminazione e chi è costretto alle tenebre (ma non saranno eterne) dell'oblio e dell'onta. Poi qualcuno mi dice, e giustamente, che non esistono più i "padroni", ma i "manager" lungimiranti e moderni. A me questi sembrano quelli di sempre; solo che adesso starnazzano ovunque, impassibili e rapaci.
Eau de toilette al posto dell'olio di ricino.

Bridget Riley, "Nataraja", 1993, Tate Gallery, Liverpool.
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mercoledì, 30 aprile 2008, ore 19:50

 Leonardo faceva il 4-4-2
   
► Post valido per il I° Maggio


A intervalli, più o meno regolari, penso che questo Paese sia purtroppo libero. Non si parta con ragionamenti filo Orwelliani o con revanscismi nei confronti d'altri, ed ancor meno con nostalgiche forme d'iconografia rossa o nera. Molto più semplicemente è una constatazione, di fronte al perdurare della bassezza, vuoi d'intenti, sia nei fatti. A perdersi dietro un pallone ce ne vuole: si paventa una forma mentalis ingarbugliata nel 4-4-2 del nulla, pagato a suon di milioni.
E sia: tutti complici, nessun colpevole.
Poi, perchè sulla crema alla Catalana ci va lo zucchero quasi bruciato, la tendenza è quella di nascondere questioni meno clamorose, ma ad altezza di pozzanghera pure esse.
Se all'Università Italiana si tolgono i soldi per ogni cosa, del poco vanto che avevamo resteranno effigi marmoree impolverate, cadenti e poco somiglianti.
Di tutt'altro sembra necessitare l'Italica virtù del riempimento mentale.
Di fare la fila per vedere un film tratto da un “romanzo” che molti di Voi avrebbero potuto scrivere meglio con la mano sinistra, un occhio bendato ed in cuffia il discorso d'insediamento di Berlusconi nel 2001.
Dei fischi ad anziani Senatori, che hanno avuto il torto (tant'è) di esercitare un loro diritto, evidentemente, poverini, deviati dall'età e dalla saggezza.
Della TV e della sua matta voglia di farci sembrare dei cretini imbambolati all'altare della sciocchezza risorta dopo tre minuti di pubblicità.
Magari, bruciando ed incensando, sulla scala di qualche altro Santo, ci saliranno quelli che hanno capito tutto, ma non ce lo fanno sapere.
Chè domani è la Festa del lavoro.
Auguri a tutti, ma sopratutto a quelli che il lavoro non ce l'hanno.

Allan McCollum, "Over Ten Thousand Individual Work", 1987-1991, Museum Of Modern Art (MOMA), New York.
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