venerdì, 20 aprile 2007, ore 15:25
Stars Die

Carissima M.,
mi sento un'inutilità, come una cosa vecchia che non ha più interesse per nessuno, un arcaico, un fuori tempo massimo. Non si può vivere solo per se stessi: a questa minima forma di masochismo ci sono arrivato con gli anni, accompagnato da sbagli colossali e ripensamenti. Quello che faccio è una cosa che mi stacca quasi di netto dal Mondo reale che oggi viene percepito in questo Paese. Come in uno di quel telefilm degli anni '70, pieni di doppi, di maschere, di allucinanti sé diversi ed uguali al protagonista, sembra che vi siano due palcoscenici, che ruotano: prima passa quello dell'imbonitore di turno (poco importa se ammicca al fondo della platea, o solo alle prime file), dove scintilla una fontana di buone notizie, di vite votate all'happy hour, al week-end, sci, barca e vacanze ad un sole diverso e molto più costoso, ed un altro, sul quale non ci sono protagonisti, ma solo fantasmi quasi muti, in un divenire inutile e soffocante, in un andirivieni senza sosta e costrutto. Ritrovarsi a parlare con questi fantasmi, chè l'altra scena, tu lo sai, non può né attirarmi, né illudermi, è come percepire che tutto quello che ci siamo lasciati alle spalle non conta un cazzo. Non contano ideali, proposte, non contano vite finite, né malattie, né parole su parole che cercavano di spiegare che stare un po' meglio tutti è un diritto, non un'utopia. Ecco, utopico. Definiscimi così, scrivimi come se questa parola non dovessi più togliertela dalla testa. La verità è un'altra. Non ho saputo capire che l'illusione è reale, che tutto quello che va oltre il necessario è ciò che conta, che se qualcuno prova solo a pensare allora è fuori, da tutto. Nella mia disgraziata cocciutaggine, ho difeso gente che non lo meritava, per affetto, per errore, perchè sì: mi sono speso in inutili voli pindarici in nome di quello che mi fa ancora piacere pensare sia il modo giusto di affrontarla, questa vita. Macchè. A te, che gli occhi li hai aperti da tempo, dico che non sapremo mai quanto grande è il contenitore della stupidità e dell'indifferenza, e sai che non lo guardiamo da un trono di verità assoluta, inconfutabile. Né posso dire che siamo soli, ma non basta. Non basterà mai. Se vuoi sentirlo, te lo dico: l'abbiamo persa, la guerra, proprio andata. Non c'è un mezzo per fermare la deriva, la brutale aggressione ad un minimo di decenza intellettuale. Se sapessi, M., cosa devo ascoltare, da gente che sa di ciarlare solo per ferirmi. Il guaio è che ci sto facendo il callo, mi sto anestetizzando, mi ritiro in buon ordine, lascio il campo. E' questo il grave, perchè deludo me stesso, sapendo di farlo. Eppure, se qualcuno me lo dicesse, accetterei anche l'idiozia più becera, se servisse, ma non serve a niente. Non serve perchè c'è solo l'obiettivo di tirar su quelle quattro lire, sputtanarle come si vuole, e poi ricominciare per un altro mese. Ai fantasmi, a molti di loro, questo non va giù, ma, prima o poi, si ritrovano a volere di nuovo un corpo, bello e desiderabile: ed allora chiedono di vedere le luci di un'altra ribalta, di provare, chiudendo gli occhi, tappandosi la bocca e le orecchie, a far girare il Mondo dalla loro parte. Come un turbinio infinito di stelle cadenti, che prima o poi verranno dimenticate. Come dimentichiamo ogni cosa buona.
Con grande affetto
D.